2022 – L’ANNO DEL NUOVO BOOM?

Il settore immobiliare in Italia ha raggiunto nuovamente livelli di vendita nel numero delle compravendite che non si vedevano dagli anni del boom immobiliare del 2000.

I prezzi delle abitazioni, tuttavia, sono ancora pressoché stabili dallo scoppio della pandemia anche per l’affitto, le cui quotazioni si sono stabilizzate, nonostante gli andamenti anomali della fase acuta dell’allerta sanitaria.

A due anni esatti dall’inizio della pandemia un dato emerge con particolare evidenza: l’aumento dell’interesse degli utenti italiani per il mattone. Un aumento caratterizzato dalla pressione crescente della domanda relativa nell’ultimo trimestre 2021, rispetto alla media dello stesso periodo del precedente biennio.

Ricordiamo che nei primi mesi della pandemia molti “esperti” avevano previsto uno scenario catastrofico per compravendite e prezzi ma ciò non si è mai verificato in Italia, anzi, con l’allentamento delle restrizioni, la domanda si è risvegliata con forza, grazie anche a mutui a condizioni ancora molto vantaggiose e nuove esigenze abitative degli italiani dettate dalla crisi sanitaria. A cambiare profondamente sono proprio le caratteristiche della domanda abitativa che oggi risulta trasformata, all’insegna di maggior confort, spazio e convenienza dal momento che lo smart working è ormai entrato a far parte della quotidianità di molte aziende, cambiando la fisionomia delle nostre abitazioni.

La richiesta di case in vendita

L’andamento delle compravendite sente gli effetti della pressione della domanda, aumentata in misura maggiore nei capoluoghi di provincia che nei comuni con meno di 5.000abitanti.
In Italia l’interesse degli utenti per le abitazioni in vendita a livello provinciale è cresciuto solo nell’ultimo anno dell’82,9% rispetto al 2020, indice che sale al 167% se confrontato al periodo pre-pandemico (ultimo trimestre del 2019), mentre nei capoluoghi la crescita si attesta al 91,9% nell’anno appena trascorso, salendo al 175% rispetto al 2019.

Nei comuni sotto i 5.000 abitanti, nel 2020, periodo di massima allerta sanitaria, si era registrato un incremento dei contatti per annuncio pari all’86,1% che, nel corso del 2021, si è “fermato” al 63%.
Si tratta comunque di una crescita esponenziale se paragonata al 2019, che certifica la crescita dell’interesse degli utenti per il mercato immobiliare nei piccoli centri.

La richiesta di affitto

Il mercato degli affitti ha registrato un rimbalzo record delle richieste nell’anno appena trascorso, aumentate del 168,3%, rispetto all’ultimo trimestre del 2020. L’anno del lockdown si era chiuso con un incremento dei contatti molto più contenuto (13,4%).

Dopo un 2020 tragico per gli affitti, soprattutto nei grandi capoluoghi, le richieste hanno ripreso vigore schizzando del 216,7%, un aumento di oltre 3 volte rispetto al periodo pre-Covid 2019 che attesta l’uscita dei capoluoghi italiani dal vortice degli effetti negativi dovuti allapandemia.
Anche nei comuni con meno di 5.000 abitanti, la richiesta è aumentata sensibilmente nel 2021, del 128,8% rispetto al 2020, mentre la pressione della domanda accumulata rispetto al 2019 sale del 225%, pari a oltre tre volte il periodo pre-pandemia.

Il mercato degli affitti è stato ancora più sensibile all’anomalia della crisi economica innescata dal Covid-19. La cassa integrazione, l’attuazione del telelavoro, le restrizioni per il turismo e l’istruzione universitaria online hanno riversato una valanga di abitazioni nel mercato, soprattutto nelle grandi città dove ​​l’offerta di alloggi in affitto è arrivata a triplicare rispetto a prima della pandemia e i prezzi hanno iniziato a diminuire drasticamente, calando di oltre il 10% su base annua in mercati trainanti come, ad esempio, Milano e Venezia.

Non avevamo mai assistito a un calo così repentino dei prezzi degli affitti in queste città così come rapido è stato il loro recupero, con il graduale ritorno alla normalità dall’estate del 2021. Chi cerca casa a Milano ora troverà il 6% di offerta in meno rispetto a prima della pandemia e prezzi di nuovo in aumento (3,2% nel quarto trimestre 2021).

Per finire la modalità di lavoro agile ha improvvisamente aperto nuove prospettive per chi cerca casa. Chi ha avuto esigenza di trovare alloggi più grandi a prezzi più accessibili ha spostato il proprio interesse verso i quartieri periferici delle città o in luoghi lontani dal luogo di lavoro ma la temuta fuga di massa dalle città non si è materializzata e i dati confermano un fenomeno in rapido riassorbimento. Infatti, con il venir meno degli stati di allarme e delle successive restrizioni, l’interesse per la domanda è tornato quasi totalmente al punto di partenza: le grandi città.

 

Nicola Montanari 
Vicepresidente FIMAA Bologna

 

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